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Crescere Insieme: Diario di una madre in trasformazione

  • Immagine del redattore: Giada Demicheli
    Giada Demicheli
  • 28 mag 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono momenti in cui mi fermo e mi chiedo:

quando ho smesso di essere la madre di una bambina e ho iniziato a essere la madre di una ragazza?


Non c’è un giorno preciso, nessuna linea netta. Solo piccoli dettagli che cambiano.

Uno sguardo diverso. Una porta che sbatte o che resta chiusa. Una risposta tagliente che non è rabbia, ma bisogno di spazio. (Si, ecco, questo lo si capisce sempre dopo!)


E io, in tutto questo, cambio con lei.


Sento di non essere più la madre che ero. Sento di non essere più la donna che ero.

Ogni giorno metto in discussione un pezzetto di me, e a volte fa male. Spesso fa male. Ogni giorno fa male.


Mi capita di sentirmi inadatta, fuori tempo. Mi capita di essere arrabbiata, fraintesa, non ascoltata.

Di avere nostalgia di quando bastava un abbraccio per sistemare tutto.


Ora quell’abbraccio a volte viene rifiutato, altre volte cercato con imbarazzo.

E io imparo ad accettarlo, senza forzare.

Imparo che l’amore ha bisogno di nuove forme.


È un periodo molto intenso.

A tratti mi sento svuotata, disorientata, come se stessi attraversando un passaggio stretto.

Ma è proprio nei passaggi stretti che si cresce.


L’adolescenza mi mette davanti alle mie ferite, alle mie insicurezze. Rivedo in lei quella parte di me che, alla sua età, si sentiva fraintesa, inadeguata, sola. E vorrei proteggerla da tutto questo. Ma non posso farlo. Posso solo esserci. Restare. Ascoltare.


Questa fase mi chiede presenza. Mi chiede di non avere risposte pronte. Mi chiede di rallentare, di osservare, di accettare che mia figlia ha bisogno anche dei suoi silenzi per conoscersi.

A volte mi sento invisibile.

Altre volte mi sorprende con un abbraccio improvviso, uno sguardo pieno di gratitudine, con un'idea folle da fare insieme...


E lì capisco che, anche se non sempre lo dice, il mio esserci fa la differenza.


Stiamo crescendo insieme.


Lei verso la sua autonomia, io verso una maternità nuova, più sottile, più silenziosa, ma non per questo meno potente.

È un cammino che non avevo previsto.

Eppure, mi sta insegnando più di quanto immaginassi.


Mi sta portando ancora una volta a guardarmi dentro, a riscoprirmi donna, prima ancora che madre. Una donna che cambia, che si evolve, che trova nella fragilità una nuova forza.


Oggi sento che questa trasformazione è un dono. Non semplice. Ma autentico.


E se anche tu ti senti così – in bilico, a volte stanca, a volte confusa – sappi che è normale.

Non c’è una mappa. Ma c’è il coraggio di continuare a camminare. Insieme.


mani che si uniscono

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